News , Talk | 15.02.2018

CHI DECIDE IN CASO DI DIFFAMAZIONE ONLINE NEI CONFRONTI DI UNA PERSONA GIURIDICA?


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Con la sentenza del 17 ottobre 2017 (Bolagsupplysningen OÜ e Ingrid Ilsjan vs. Svensk Handel AB, causa C-194/16), la Corte di Giustizia dell’Unione europea (CGUE) si è pronunciata sulla competenza giurisdizionale in caso di diffamazione di persone giuridiche per effetto della pubblicazione su Internet di dati e informazioni inesatti.

In particolare, una società estone operante in Svezia era stata inserita in una black list di imprese non affidabili nel sito web di un’associazione svedese di datori di lavoro (la Svensk Handel AB). In seguito, il forum ospitato da tale sito web riportava un migliaio di commenti inneggianti alla violenza nei confronti della società estone e, pertanto, quest’ultima aveva promosso in Estonia un’azione volta ad ottenere la condanna di Svensk Handel AB a rettificare i dati pubblicati sul sito e a rimuovere i commenti contenuti nel forum di discussione collegato al sito stesso.

La Corte Suprema estone aveva sollevato dei dubbi sull’interpretazione dell’articolo 7, punto 2, del Regolamento (UE) n. 1215/2012 (Regolamento Bruxelles I-bis), il quale fissa un’eccezione alla regola della competenza del foro dello Stato membro di residenza abituale del convenuto: in materia di illeciti civili dolosi o colposi, una persona domiciliata in uno Stato membro può essere convenuta in un altro Stato membro, davanti all’autorità giurisdizionale del luogo in cui l’evento dannoso è avvenuto. Infatti, il carattere a-territoriale del web implica che le informazioni pubblicate su Internet siano accessibili da qualunque parte del pianeta; se l’illecito si verificasse nei luoghi in cui i dati infamanti o inesatti sono consultati da parte degli utenti di un determinato sito web, sussisterebbe in astratto una pluralità di loci commissi delicti potenzialmente illimitata.

In realtà, la CGUE già in precedenza era stata investita della questione, con riferimento alle sole persone fisiche (sentenza eDate Advertising 25 ottobre 2011, cause riunite C-509/09 e C-161/10) e, in quel caso, aveva affermato che la persona che si ritiene lesa da contenuti pubblicati in un sito Internet è tenuta ad esperire un’azione di risarcimento del danno dinanzi ai giudici dello Stato membro in cui si trova il proprio centro d’interessi, in quanto coincidente con il luogo in cui il soggetto leso gode di una certa reputazione.

Nella sentenza in commento la CGUE ha chiarito che, dal punto di vista della competenza giurisdizionale, non vi è differenza tra persone fisiche e persone giuridiche. L’espressione “centro d’interessi” va determinata in funzione del luogo in cui la reputazione commerciale delle persone giuridiche lese è più solida, o, in altre parole, del luogo in cui le persone giuridiche esercitano la parte essenziale della propria attività economica.

In quest’ottica, poiché nel caso di specie la diffamazione traeva origine dalla pubblicazione di dati e di commenti diffamatori su un sito web gestito nello Stato membro in cui la persona giuridica danneggiata esercitava la maggior parte delle proprie attività (la Svezia), e siccome tali contenuti, in ragione della lingua in cui erano scritti, sarebbero stati essenzialmente destinati ad essere compresi da persone ivi residenti, le corti svedesi si trovavano nella posizione migliore per valutare la sussistenza e l’eventuale portata dei contenuti diffamatori.

In questo senso, la sentenza in commento e la precedente sentenza eDate Advertising hanno il merito di aver contribuito a garantire la certezza del diritto, imponendo che, anche nel caso di diffamazione online, i convenuti vengano citati dinanzi ad un’autorità giurisdizionale che sia ragionevolmente prevedibile.


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