“L’Unione europea e il Mercosur siglano un accordo storico e ambizioso”: così la Commissione europea ha definito l’intesa raggiunta tra Bruxelles e i principali Paesi sudamericani, sottolineandone la portata strategica. Un accordo che, quando entrerà pienamente in vigore, potrebbe ridefinire in profondità i rapporti commerciali e geopolitici tra le due regioni.
Dopo oltre vent’anni di negoziati, l’Accordo di libero scambio tra Unione europea e Mercosur è entrato nella sua fase più significativa, ma anche più delicata. Il 17 gennaio 2026, ad Asunción (Paraguay), i leader del Mercosur si sono riuniti con la presidente della Commissione europea e il presidente del Consiglio europeo per la firma dell’accordo di associazione e di libero scambio tra l’Unione europea e il blocco Mercosur.
Ma di cosa parliamo esattamente? Il Mercosur è il principale blocco economico dell’America Latina e comprende quattro Paesi membri: Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay, oltre alla Bolivia in fase di adesione. Dal punto di vista europeo, si tratta di un mercato strategico, la cui integrazione in una zona di libero scambio permetterebbe di sviluppare in modo significativo il potenziale commerciale dell’Unione, rafforzando al contempo la cooperazione economica e politica con il Sud America.
Quando entrerà in vigore, l’accordo UE-Mercosur creerà una delle più grandi aree di libero scambio al mondo, con 730 milioni di consumatori e un peso pari a circa il 25% del commercio globale. L’intesa mira a ridurre progressivamente i dazi – che oggi in alcuni settori arrivano fino al 35% – semplificare gli scambi e rafforzare la cooperazione economica e normativa tra le due regioni, con attenzione anche alla sostenibilità. Per le imprese italiane, ciò potrebbe tradursi in un aumento significativo delle esportazioni: nel settore agroalimentare, ad esempio, si stima un possibile raddoppio dell’export verso il Mercosur.
Se sul piano economico l’Accordo rappresenta una straordinaria opportunità di apertura commerciale tra Europa e Sud America, sul piano politico continua a incontrare forti resistenze interne, soprattutto in relazione all’impatto sul settore agricolo europeo e agli standard ambientali e sanitari applicabili ai prodotti importati.
Consapevole di queste tensioni, la Commissione europea ha accompagnato l’intesa con un pacchetto di misure di salvaguardia: limiti alle importazioni per i prodotti più sensibili (carne bovina, pollame, zucchero, riso, miele), meccanismi di sospensione automatica in caso di squilibri di mercato e un fondo di supporto da 6,3 miliardi di euro per gli agricoltori europei.
Al di là del dibattito politico, l’impatto potenziale per le imprese – e in particolare per quelle italiane – sarebbe più che significativo. La riduzione dei dazi potrebbe tradursi in un aumento rilevante delle esportazioni, con benefici evidenti per comparti chiave come agroalimentare, meccanica, farmaceutica, chimica e automotive. Centrale anche la tutela delle Indicazioni Geografiche: 57 eccellenze italiane verrebbero protette contro imitazioni e usi impropri nei mercati sudamericani.
Resta però un’incognita politica tutt’altro che marginale. Il 21 gennaio 2026 il Parlamento europeo ha chiesto alla Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) di esprimersi su alcuni snodi giuridici dell’intesa, congelando di fatto l’iter di ratifica in attesa di un chiarimento definitivo su temi sensibili come il principio di precauzione, gli strumenti di riequilibrio e l’architettura complessiva dell’accordo.
Il rinvio riguarda tre profili principali: la compatibilità dell’Accordo con il principio di precauzione, che consente all’UE di intervenire a protezione di salute e ambiente anche in via preventiva; la tenuta dei meccanismi di salvaguardia previsti in caso di squilibri nell’applicazione dell’intesa; e, soprattutto, l’architettura complessiva dell’Accordo.
Su quest’ultimo aspetto, la Corte è chiamata a valutare la legittimità della struttura “a due livelli”, che distingue una componente commerciale – rientrante nella competenza esclusiva dell’Unione – e una parte politica e di cooperazione qualificata come accordo “misto”, soggetto anche alle ratifiche nazionali.
I tempi della pronuncia della CGUE non sono brevi: in casi analoghi, il procedimento può richiedere tra i 16 e i 24 mesi. Fino ad allora, il quadro resta sospeso e appare difficile un avanzamento significativo dell’iter senza un chiarimento definitivo da parte della Corte Europea.
Si tratta di una scelta che non boccia l’Accordo, ma ne sospende temporaneamente l’avanzamento, riflettendo le tensioni ancora presenti all’interno dell’Unione tra apertura commerciale e tutela di settori strategici.
In questo scenario di incertezza controllata, il messaggio per le imprese resta chiaro: l’Accordo non è più un’ipotesi astratta, ma un processo in corso. Anche in assenza di una ratifica immediata, è questo il momento per valutare impatti, opportunità e rischi, ripensare strategie di accesso ai mercati sudamericani e prepararsi a un nuovo quadro normativo che, prima o poi, diventerà operativo.
Ricordiamo infatti che il vantaggio strategico e competitivo di essere già presenti o tra i primi a iniziare ad operare nel Mercosur è particolarmente significativo; pertanto, sin da ora è fondamentale che le imprese italiane inizino a pianificare la loro strategia per penetrare un mercato dalle vaste opportunità.
Come LCA, con il nostro desk LATAM, seguiamo da vicino l’evoluzione dell’Accordo UE-Mercosur e assistiamo imprese e investitori europei e latinoamericani nell’interpretazione degli sviluppi istituzionali, nella pianificazione strategica e nella gestione delle complessità legali che questo storico passaggio comporta.
Versión en Español
Acuerdo UE-Mercosur: oportunidades concretas y cuestiones políticas. Lo que deben saber hoy las empresas europeas (e italianas)
«La Unión Europea y Mercosur firman un acuerdo histórico y ambicioso»: así ha definido la Comisión Europea el acuerdo alcanzado entre Bruselas y los principales países sudamericanos, subrayando su importancia estratégica. Un acuerdo que, cuando entre plenamente en vigor, podría redefinir profundamente las relaciones comerciales y geopolíticas entre las dos regiones.
Tras más de veinte años de negociaciones, el Acuerdo de Libre Comercio entre la Unión Europea y Mercosur ha entrado en su fase más significativa, pero también más delicada. El 17 de enero de 2026, en Asunción (Paraguay), los líderes del Mercosur se reunieron con la presidenta de la Comisión Europea y el presidente del Consejo Europeo para firmar el acuerdo de asociación y libre comercio entre la Unión Europea y el bloque Mercosur.
Pero ¿de qué estamos hablando exactamente? Mercosur es el principal bloque económico de América Latina y comprende cuatro países miembros: Brasil, Argentina, Uruguay y Paraguay, además de Bolivia, que se encuentra en fase de adhesión. Desde el punto de vista europeo, se trata de un mercado estratégico, cuya integración en una zona de libre comercio permitiría desarrollar de manera significativa el potencial comercial de la Unión, al tiempo que se reforzaría la cooperación económica y política con Sudamérica.
Cuando entre en vigor, el acuerdo UE-Mercosur creará una de las mayores zonas de libre comercio del mundo, con 730 millones de consumidores y un peso aproximado del 25 % del comercio mundial. El acuerdo tiene por objeto reducir progresivamente los aranceles —que actualmente alcanzan el 35 % en algunos sectores—, simplificar los intercambios y reforzar la cooperación económica y normativa entre ambas regiones, prestando también atención a la sostenibilidad. Para las empresas italianas, esto podría traducirse en un aumento significativo de las exportaciones: en el sector agroalimentario, por ejemplo, se estima que las exportaciones al Mercosur podrían duplicarse.
Si bien, desde el punto de vista económico, el acuerdo representa una extraordinaria oportunidad de apertura comercial entre Europa y Sudamérica, desde el punto de vista político sigue encontrando una fuerte resistencia interna, sobre todo en relación con el impacto en el sector agrícola europeo y las normas medioambientales y sanitarias aplicables a los productos importados.
Consciente de estas tensiones, la Comisión Europea ha acompañado el acuerdo con un paquete de medidas de salvaguardia: límites a las importaciones de los productos más sensibles (carne de vacuno, aves de corral, azúcar, arroz, miel), mecanismos de suspensión automática en caso de desequilibrios del mercado y un fondo de apoyo de 6.300 millones de euros para los agricultores europeos.
Más allá del debate político, el impacto potencial para las empresas, y en particular para las italianas, sería más que significativo. La reducción de los aranceles podría traducirse en un aumento importante de las exportaciones, con evidentes beneficios para sectores clave como el agroalimentario, el mecánico, el farmacéutico, el químico y el automovilístico. También es fundamental la protección de las indicaciones geográficas: 57 productos italianos de excelencia estarían protegidos contra las imitaciones y los usos indebidos en los mercados sudamericanos.
Sin embargo, sigue existiendo una incógnita política nada desdeñable. El 21 de enero de 2026, el Parlamento Europeo solicitó al Tribunal de Justicia de la Unión Europea (TJUE) que se pronunciara sobre algunos aspectos jurídicos del acuerdo, congelando de hecho el proceso de ratificación, a la espera de una aclaración definitiva sobre cuestiones delicadas como el principio de precaución, los instrumentos de reequilibrio y la arquitectura global del acuerdo.
El aplazamiento se refiere a tres aspectos principales: la compatibilidad del Acuerdo con el principio de precaución, que permite a la UE intervenir para proteger la salud y el medio ambiente, incluso de forma preventiva; la solidez de los mecanismos de salvaguardia previstos en caso de desequilibrios en la aplicación del acuerdo; y, sobre todo, la arquitectura general del Acuerdo.
En relación con este último aspecto, el Tribunal debe evaluar la legitimidad de la estructura «de dos niveles», que distingue entre un componente comercial —que es competencia exclusiva de la Unión— y una parte política y de cooperación, calificada como acuerdo «mixto», sujeta también a ratificaciones nacionales.
Los plazos para el pronunciamiento del TJUE no son cortos: en casos similares, el procedimiento puede durar entre 16 y 24 meses. Hasta entonces, el marco permanece en suspenso y parece difícil que el proceso avance de manera significativa sin una aclaración definitiva por parte del Tribunal Europeo.
Se trata de una decisión que no rechaza el Acuerdo, sino que suspende temporalmente su avance, lo que refleja las tensiones que aún existen dentro de la Unión entre la apertura comercial y la protección de sectores estratégicos.
En este escenario de incertidumbre controlada, el mensaje para las empresas sigue siendo claro: el Acuerdo ya no es una hipótesis abstracta, sino un proceso en curso. Incluso en ausencia de una ratificación inmediata, este es el momento de evaluar los impactos, las oportunidades y los riesgos, replantearse las estrategias de acceso a los mercados sudamericanos y prepararse para un nuevo marco normativo que, tarde o temprano, entrará en vigor.
Recordemos, de hecho, que la ventaja estratégica y competitiva de estar ya presentes o de ser de los primeros en empezar a operar en el Mercosur es especialmente significativa; por lo tanto, es fundamental que las empresas italianas empiecen ya a planificar su estrategia para penetrar en un mercado con enormes oportunidades.
Como LCA, con nuestra oficina LATAM, seguimos de cerca la evolución del Acuerdo UE-Mercosur y ayudamos a las empresas e inversores europeos y latinoamericanos a interpretar los acontecimientos institucionales, planificar estratégicamente y gestionar las complejidades legales que conlleva este paso histórico.
Versão em português
Acordo UE–Mercosul: oportunidades concretas e questões políticas. O que as empresas europeias (e italianas) devem saber hoje
«A União Europeia e o Mercosul assinam um acordo histórico e ambicioso»: foi assim que a Comissão Europeia definiu o Acordo alcançado entre Bruxelas e os principais países sul-americanos, sublinhando a sua importância estratégica. Trata-se de um Acordo que, quando entrar plenamente em vigor, poderá redefinir profundamente as relações comerciais e geopolíticas entre as duas regiões.
Após mais de vinte anos de negociações, o Acordo de Comércio Livre entre a União Europeia e o Mercosul entrou na sua fase mais significativa, mas também mais delicada. Em 17 de janeiro de 2026, os líderes do Mercosul, a Presidente da Comissão Europeia e o Presidente do Conselho Europeu reuniram-se, em Assunção (Paraguai), para assinar o Acordo de Associação e de Comércio Livre entre a União Europeia e o bloco Mercosul.
Mas do que estamos a falar exatamente? O Mercosul é o principal bloco económico da América Latina e inclui quatro países membros: Brasil, Argentina, Uruguai e Paraguai, além da Bolívia, que se encontra em fase de adesão. Do ponto de vista europeu, trata-se de um mercado estratégico, cuja integração numa zona de livre comércio permitiria desenvolver de forma significativa o potencial comercial da União, reforçando simultaneamente a cooperação económica e política com a América do Sul.
Quando entrar em vigor, o Acordo UE-Mercosul criará uma das maiores zonas de comércio livre do mundo, com 730 milhões de consumidores e um peso aproximado de 25% do comércio mundial. O acordo visa reduzir progressivamente as tarifas aduaneiras – que atualmente chegam a atingir o 35% em alguns setores -, simplificar as trocas comerciais e reforçar a cooperação económica e regulamentar entre as duas regiões, prestando também atenção à sustentabilidade. Para as empresas italianas, isto poderá traduzir-se num aumento significativo das exportações: no setor agroalimentar, por exemplo, estima-se que as exportações para o Mercosul possam duplicar.
Embora, do ponto de vista económico, o Acordo represente uma oportunidade extraordinária de abertura comercial entre a Europa e a América do Sul, do ponto de vista político continua a encontrar forte resistência interna, sobretudo no que se refere ao impacto no setor agrícola europeu e às normas ambientais e sanitárias aplicáveis aos produtos importados.
Consciente destas tensões, a Comissão Europeia acompanhou o Acordo com um pacote de medidas de salvaguarda: limites às importações dos produtos mais sensíveis (carne bovina, aves, açúcar, arroz, mel), mecanismos de suspensão automática em caso de desequilíbrios de mercado e um fundo de apoio de 6,3 mil milhões de euros para os agricultores europeus.
Para além do debate político, o impacto potencial para as empresas, e em particular para as italianas, seria mais do que significativo. A redução das tarifas aduaneiras poderia traduzir-se num aumento significativo das exportações, com benefícios evidentes para setores-chave como o agroalimentar, o mecânico, o farmacêutico, o químico e o automóvel. A proteção das indicações geográficas também é fundamental: 57 produtos italianos de excelência estariam protegidos contra imitações e utilizações indevidas nos mercados sul-americanos.
No entanto, subsiste uma incógnita política de peso. Em 21 de janeiro de 2026, o Parlamento Europeu solicitou ao Tribunal de Justiça da União Europeia (TJUE) que se pronunciasse sobre alguns aspetos jurídicos do Acordo, congelando, de facto, o processo de ratificação, na expectativa de um esclarecimento definitivo sobre questões delicadas como o princípio da precaução, os instrumentos de reequilíbrio e a arquitetura global do Acordo.
O adiamento diz respeito a três aspetos principais: a compatibilidade do Acordo com o princípio da precaução, que permite à UE intervir para proteger a saúde e o ambiente, mesmo de forma preventiva; a solidez dos mecanismos de salvaguarda previstos em caso de desequilíbrios na aplicação do Acordo; e, sobretudo, a arquitetura geral do Acordo.
Em relação a este último aspeto, o Tribunal deverá avaliar a legitimidade da estrutura «de dois níveis», que distingue entre um componente comercial (da competência exclusiva da União) e uma parte política e de cooperação, qualificada como acordo «misto», sujeita também a ratificações nacionais.
Os prazos para a decisão do TJUE não são curtos: em casos semelhantes, o procedimento pode durar entre 16 e 24 meses. Até lá, o quadro permanece em suspenso e parece difícil que o processo avance de forma significativa sem um esclarecimento definitivo por parte do Tribunal Europeu.
Trata-se de uma decisão que não rejeita o Acordo, mas suspende temporariamente o seu avanço, refletindo as tensões ainda existentes dentro da União entre a abertura comercial e a proteção de setores estratégicos.
Neste cenário de incerteza controlada, a mensagem para as empresas continua clara: o Acordo já não é uma hipótese abstrata, mas um processo em curso. Mesmo na ausência de uma ratificação imediata, este é o momento de avaliar os impactos, as oportunidades e os riscos, repensar as estratégias de acesso aos mercados sul-americanos e preparar-se para um novo quadro normativo que, mais cedo ou mais tarde, entrará em vigor.
Recordemos, de facto, que a vantagem estratégica e competitiva de já estar presente ou de ser um dos primeiros a iniciar operações no Mercosul é particularmente relevante; portanto, é fundamental que as empresas italianas comecem desde já a planear a sua estratégia de entrada num mercado com enormes oportunidades.
Como LCA, com o nosso Desk LatAm, acompanhamos de perto a evolução do Acordo UE–Mercosul e ajudamos as empresas e os investidores europeus e latino-americanos a interpretar os acontecimentos institucionais, planear estrategicamente e gerir as complexidades jurídicas que este passo histórico acarreta.