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“Linking for profit” e il caso “Google’s Image Search”

10 gennaio 2018

Secondo la Corte Federale di Giustizia tedesca (BGH) il principio di presunzione di conoscenza sancito dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea nel caso “GS Media” (si veda IP Talk del 4 ottobre 2016 qui) deve ritenersi inapplicabile alle violazioni commesse da motori di ricerca web.

La sentenza, che riguarda il caso “Google’s Image Search” in tema di “linking for profit”, si inserisce tra le nuove pronunce dei tribunali nazionali che forniscono applicazione al principio di presunzione sopra richiamato per cui, ricordiamo, il posizionamento su un sito internet di un link verso opere protette dal diritto d’autore e pubblicate senza l’autorizzazione dell’autore su un altro sito internet non costituisce una “comunicazione al pubblicoquando la persona che colloca detto link agisca (i) senza fini di lucro e (ii) senza essere al corrente dell’illegittimità della pubblicazione di dette opere.

Il caso affrontato dalla BGH riguardava la richiesta di un gestore di un sito internet di immagine pornografiche di proibire l’utilizzo da parte di un altro sito internet di una funzionalità di ricerca integrata di immagini “powered by Google” in quanto attraverso tale strumento molte immagini di proprietà dell’attore e protette dal diritto d’autore risultavano disponibili come “thumbnails” nei risultati delle ricerche sul sito del convenuto e ciò avrebbe integrato una violazione del suo diritto di comunicazione al pubblico.

La Corte ha rigettato il ricorso dell’attore sul presupposto che le immagini non potevano considerarsi essere state messe a disposizione del pubblico dal convenuto perché le stesse non erano salvate sui server di quest’ultimo, ma su quelli di Google.

Secondo la Corte:

  • perché si abbia una “comunicazione al pubblico”, è innanzitutto necessario che vi sia (a) un atto di comunicazione e (b) un pubblico a cui tale atto deve essere rivolto;
  • anche se entrambi i criteri sopra citati nel caso di specie potevano ritenersi soddisfatti, poiché le immagini erano già disponibili su altri siti internet, la Corte ha ritenuto necessari altri due criteri ulteriori per determinare l’esistenza o meno della “comunicazione al pubblico”, vale a dire (a) l’utilizzo di strumenti tecnici diversi da quelli usati precedentemente o, in mancanza, (b) un “nuovo” pubblico come destinatario della comunicazione, criterio quest’ultimo che nel caso di specie poteva ritenersi integrato.

La presunzione di illegalità della condotta, principio derivato sempre dal caso GS Media, secondo cui l’atto di comunicazione al pubblico può essere considerato illegittimo se la persona sapeva o avrebbe dovuto sapere che il link postato dava accesso ad un contenuto illegalmente reso disponibile su internet, circostanza che si deve presumere esistente nel caso in cui la collocazione del link avvenga per finalità di lucro.

Nonostante l’applicazione di questo ragionamento giuridico, la Corte è giunta alla fine alla conclusione di non accogliere il ricorso presentato dall’attore in quanto la presunzione di conoscenza dell’illegittimità della condotta, secondo la Corte tedesca, non può ritenersi applicabile nel caso in cui la violazione sia commessa da un motore di ricerca.

Secondo la BGH, Infatti, considerata l’estrema utilità dei motori di ricerca per il funzionamento di internet, non si può ritenere ragionevole obbligare gli stessi al monitoraggio dei contenuti indicizzati e, pertanto, l’illegittimità della comunicazione dei contenuti da parte del convenuto avrebbe nel caso di specie potuto essere ritenuta sussistente solo laddove lo stesso fosse stato avvertito espressamente dal titolare dei diritti sulle immagini dell’illegalità della presenza delle stesse.

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